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Villa Strozzi a Palidano, quando nella corte seicentesca c'era un manicomio

Le ricerche dello storico Attilio Pignata ricostruiscono la storia dell'Istituto Mantovano per frenastenici ospitato nella villa seicentesca di Palidano.

Villa Strozzi in Palidano
Foto Federica Buzzi / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
In breve
  • <parameter name="item">L'Istituto Mantovano per frenastenici fu attivo a Villa Strozzi dal 1929 al 1946

PALIDANO (GONZAGA) – Per diciassette anni, dal 1929 al 1946, la seicentesca Villa Strozzi a Begozzo, nella frazione di Palidano, ha ospitato un grande istituto psichiatrico. La ricostruzione emerge dalle ricerche dell'infermiere e storico Attilio Pignata, redattore di Cronache Sanitarie e autore di diversi studi sulla sanità del Basso Mantovano.

Un istituto per centinaia di degenti

Secondo la ricostruzione, l'Istituto Mantovano per frenastenici – termine con cui all'epoca si indicavano le persone con deficit dello sviluppo psichico – fu inaugurato il 17 luglio 1929 e gestito, previa autorizzazione ministeriale, dai fratelli bolognesi Eugenio e Luigi Gardini. La struttura arrivò a ospitare tra i 400 e i 500 degenti. Alla direzione sanitaria si alternarono il dottor Italo Barosi di Moglia, il dottor Paolo Gaifami di Suzzara e il dottor Domenico Vescovini di Mantova, affiancati da capoinfermieri, personale assistenziale e dalle suore delle Piccole Figlie di Parma.

In un'epoca senza psicofarmaci, le terapie si basavano su metodi oggi considerati duri ma allora ritenuti standard, come l'elettroshock, la camicia di forza e le iniezioni di insulina per indurre crisi calmanti, con turni di quindici ore al giorno per medici e infermieri. Tra gli episodi tramandati dai familiari dei degenti, la ricerca cita le domeniche pomeriggio degli anni '40, quando i pazienti percorrevano a piedi cinque chilometri per raggiungere il campo sportivo di Suzzara e assistere alle partite di calcio.

La guerra e la chiusura

Durante il conflitto l'arrivo di sfollati da manicomi bombardati nel Vicentino e nel Casertano portò a un forte sovraffollamento. Nel 1944 un reparto di truppe tedesche occupò il parco della villa per installarvi il proprio quartier generale, minacciando di fucilare i degenti considerati "vite inutili": il peggio fu evitato grazie alla mediazione della direzione. Con la fine della guerra, la crisi amministrativa e l'emergere di gravi problemi sanitari come la tubercolosi portarono alla chiusura della struttura nel 1946, con il trasferimento dei pazienti superstiti al manicomio di Parma, scortati da carabinieri e guardie per recuperare chi tentava la fuga.

Dell'edificio, secondo la scheda ufficiale della Regione Lombardia, si conosce anche il destino successivo: nel 1952 la villa fu ceduta a una società che vi fondò una scuola d'agraria, mentre nel 1974 fu acquistata dall'Amministrazione Provinciale di Mantova, che ne ha mantenuto l'uso scolastico fino a oggi.

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